Sergio Muñiz

Intervista a cura di Francesco Maria Menghi.

Nato nel 1975 a Bilbao, ma in Italia ormai da 28 anni, Sergio Muñiz è un attore di cinema e teatro e cantante.

Nel 1995 arrivi in Italia per fare il modello, tra gli altri, con Armani. Come è stato l’ambientamento e quali erano le principali differenze che notavi con la Spagna?

Sì, sono arrivato in Italia nel 1995 ma il successo è arrivato quasi tre anni dopo. I primi anni continuavo a passare metà dell’anno in Spagna lavorando ancora nel negozio di frutta di famiglia. C’è voluta tenacia e pazienza ma sono riuscito a raggiungere bei traguardi nel mondo della moda. Ho lavorato per quasi tutti i marchi più importanti nell’arco di 10 anni, ho girato tutto il mondo e ho imparato tanto. Ma ormai mi sembra una vita fa e, nel frattempo, la moda è cambiata molto. In Europa credo che l’Italia sia il paese culturalmente più simile alla Spagna seppur ci siano tante differenze sia nell’atteggiamento che nella cultura. Non vorrei offendere nessuno dei due dichiarando le mie preferenze poiché sono entrambi paesi che hanno storie differenti e che amo.

Il 2004 è probabilmente un anno chiave per la tua carriera: vinci l’Isola dei Famosi nel corso di una finale alla quale assistettero quasi 11 milioni di telespettatori (record di sempre per la trasmissione) e ti fai conoscere dal grande pubblico. Quale è il principale ricordo che porti con te di quest’esperienza?

L’Isola dei Famosi è stata un’esperienza inusuale, dura sia fisicamente che psicologicamente, ma anche una grande opportunità. Era il secondo anno della trasmissione ed era ancora un esperimento “sociologico” dal momento che non si sapeva di cosa si trattasse. Una novità. In questo format si punta prevalentemente sul creare disagio fisico e psicologico per provocare reazioni nei partecipanti. Non è stato facile.

Come è cambiata la tua vita dopo quella vittoria?

Per una persona riservata e timida come me, l’arrivo improvviso della popolarità non è stato facile da gestire. Dopo 10 anni di moda mi sono dovuto reinventare: ho ripreso gli studi di recitazione e ho accettato le prime proposte di lavoro come attore. Dal 2005 ad oggi il mio lavoro è recitare.

Lo scorso anno ti sei esibito per diversi mesi in uno dei teatri più importanti d’Italia, il Sistina, con lo spettacolo “Mamma Mia”. Come consideri l’esperienza? Ti piacerebbe ripeterla?

Il musical mamma mia di Massimo Romeo Pipparo è stato campione d’incassi e il musical di più successo degli ultimi 10 anni, un bel traguardo per un attore. Lo abbiamo portato in giro per quasi quattro anni e probabilmente lo riprenderemo, lo rifarei molto volentieri.

Preferisci lavorare al cinema o al teatro?

In generale mi piacciono i lavori fatti bene. Preferisco il buon teatro al cattivo cinema e il buon cinema al cattivo teatro. Sono due linguaggi differenti ma tutti e due fanno parte del mio lavoro. Il teatro mi permette di giocare, di rischiare di più come attore e di avere un contatto con il pubblico molto diretto. Ma credo che il mio amore per il cinema non sparirà mai.

Ti piacerebbe tornare a lavorare in Spagna? E a viverci?

Decisamente sì, mi manca molto la Spagna. Per ora la mia vita è in Italia ma non escludo un ritorno se avrò l’opportunità di tornare.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Adesso sto preparando una commedia che debutterà il 5 ottobre al teatro Manzoni di Roma dal titolo “C’È UN CADAVERE IN GIARDINO” scritto da Norm Foster, una commedia molto divertente che consiglio a tutti di vedere. Saremo in tournée fino a dicembre. Ho altri progetti ma il più imminente è questo.