5 Ottobre 2023

Sergio Muñiz

Intervista a cura di Francesco Maria Menghi.

Nato nel 1975 a Bilbao e in Italia ormai da ventotto anni, Sergio Muñiz è attore di cinema e teatro, oltre che cantante.

Nel 1995 sei arrivato in Italia per lavorare come modello, anche per Armani. Com’è stato l’ambientamento e quali differenze hai notato rispetto alla Spagna?

Sì, sono arrivato in Italia nel 1995, ma il successo è arrivato quasi tre anni dopo. Nei primi tempi continuavo a trascorrere metà dell’anno in Spagna, lavorando ancora nel negozio di frutta della mia famiglia. Ci sono voluti tenacia e pazienza, ma alla fine sono riuscito a raggiungere bei traguardi nel mondo della moda. Nell’arco di dieci anni ho lavorato per quasi tutti i marchi più importanti, ho viaggiato e ho imparato molto. Oggi mi sembra quasi un’altra vita e, nel frattempo, la moda è cambiata moltissimo. In Europa credo che l’Italia sia il Paese più simile alla Spagna dal punto di vista culturale, anche se ci sono differenze sia nell’atteggiamento sia nella cultura. Non vorrei offendere nessuno esprimendo preferenze. Sono Paesi con storie diverse e che amo entrambi.

Il 2004 è stato un anno chiave per la tua carriera, hai vinto L’Isola dei Famosi in una finale seguita da quasi undici milioni di telespettatori, record assoluto per la trasmissione. Qual è il ricordo principale che porti con te di quell’esperienza?

L’Isola dei Famosi è stata un’esperienza insolita e molto dura, sia fisicamente sia psicologicamente, ma anche una grande opportunità. Era solo la seconda edizione e il programma era ancora un esperimento sociologico, dal momento che non si sapeva bene cosa aspettarsi e rappresentava una vera novità. Il programma mira a creare disagio fisico e mentale per provocare reazioni nei partecipanti. Non è stato semplice.

Com’è cambiata la tua vita dopo quella vittoria?

Per una persona riservata e timida come me, l’arrivo improvviso della popolarità non è stato facile da gestire. Dopo dieci anni nella moda ho dovuto reinventarmi: ho ripreso gli studi di recitazione e ho accettato le prime proposte come attore. Dal 2005 a oggi il mio lavoro è recitare.

Lo scorso anno ti sei esibito per diversi mesi al Teatro Sistina con il musical Mamma Mia! Come consideri quell’esperienza? Ti piacerebbe ripeterla?

Il musical Mamma Mia! di Massimo Romeo Piparo è stato campione di incassi e il più visto degli ultimi dieci anni: un traguardo importante per un attore. Lo abbiamo portato in tournée per quasi quattro anni e probabilmente lo riprenderemo. Lo rifarei volentieri.

Preferisci lavorare al cinema o a teatro?

In generale mi piacciono i lavori ben fatti. Preferisco il buon teatro al cattivo cinema e il buon cinema al cattivo teatro. Sono due linguaggi diversi, ma entrambi fanno parte del mio mestiere. Il teatro mi permette di giocare, di rischiare di più come attore e di avere un contatto diretto con il pubblico. Credo che il mio amore per il cinema non finirà mai.

Ti piacerebbe tornare a lavorare in Spagna? E a viverci?

Decisamente sì, la Spagna mi manca molto. Per ora la mia vita è in Italia, ma non escludo un ritorno se ci sarà l’opportunità.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto preparando una commedia intitolata C’è un cadavere in giardino, scritta da Norm Foster. Debutterà il 5 ottobre al Teatro Manzoni di Roma e sarà in tournée fino a dicembre. È uno spettacolo divertente e lo consiglio a tutti. Ho altri progetti in arrivo, ma quello più imminente è proprio questo.