9 Aprile 2024

Rocío Muñoz

Intervista a cura di Francesco Maria Menghi.

Attrice, conduttrice televisiva e scrittrice, Rocío Muñoz nasce a Madrid nel 1988 e si trasferisce in Italia nel 2012. È stata co‑conduttrice del 65º Festival di Sanremo nel 2015 e madrina del 79º Festival del Cinema di Venezia nel 2022.

Dopo aver studiato danza da bambina e preso parte al tour mondiale di Julio Iglesias a soli diciotto anni, nel 2009 hai debuttato come attrice. Cosa ti ha portato a intraprendere questo percorso?

La recitazione è arrivata nella mia vita per caso e senza cercarla. Ammetto però che quando sono entrata in contatto con questo modo di raccontare storie e di immergermi in altri personaggi, approfondirli e imparare a conoscerli, è stato amore a prima vista. Avevo studiato per tre anni giornalismo all’università e avevo un forte legame con le storie e con la vita.

Nel 2011 sei arrivata in Italia per recitare nel tuo primo film, Immaturi – Il viaggio, e l’anno successivo ti trasferisci qui a vivere. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai trovato agli inizi?

I primi anni sono stati complicati perché non parlavo l’italiano, facevo fatica a capire le persone ed ero lontana dalla mia famiglia, che è sempre stata un punto di riferimento. Anche il senso di solitudine è stato forte, dal momento che ho dovuto ricostruire tutto da zero, dalle cose più pratiche come trovare un commercialista o un agente a quelle più personali come trovare persone con cui confrontarmi e condividere la mia sfera privata. È stato tutto nuovo, ma ammetto che l’Italia e gli italiani mi hanno accolto con grande generosità.

Quali erano invece le principali differenze che riscontravi rispetto alla Spagna?

In realtà le differenze non erano molte, ma in Italia dovevo farmi conoscere e dimostrare chi fossi, sia a livello personale sia professionale, perché venivo da un altro Paese e sentivo di doverlo fare più di chi era già qui. Ho però avuto la fortuna di trovare persone accoglienti, amorevoli, generose e attente che hanno fatto sì che il percorso verso una piena consapevolezza di me stessa fosse sempre più semplice.

In cosa ritieni differiscano maggiormente l’industria dell’intrattenimento italiana e quella spagnola?

Penso che si stia lavorando in una direzione comune. L’Italia probabilmente ha un’industria dell’intrattenimento più strutturata, mentre la Spagna negli anni è entrata un po’ in crisi in questo senso. Ha però avuto un’impostazione più libera e coraggiosa nell’affrontare temi difficili e meno usuali, a differenza dell’Italia che ha avuto bisogno di più tempo per arrivare a questa libertà di racconto.

Quale esperienza lavorativa reputi abbia avuto maggiore impatto sulla tua crescita professionale?

È una domanda difficile perché tutti i progetti, da quelli più grandi a quelli più piccoli e da quelli più sperimentali a quelli più commerciali, mi hanno permesso di diventare la professionista che sono oggi. Mi hanno dato molti stimoli, la possibilità di crescere e mettermi alla prova: dalla serie Un passo dal cielo, della quale ero protagonista su Rai 1, agli spettacoli teatrali Certe notti e Di’ che ti manda Picone, nei quali affrontavo un ruolo molto distante da ciò che sono ma che mi ha fatto crescere tantissimo come attrice. Impossibile non citare i grandi eventi come il Festival di Sanremo, che ha permesso al pubblico italiano di conoscermi nonostante la mia giovane età e il fatto che fossi arrivata da poco in Italia, e il Festival del Cinema di Venezia, che mi ha aiutata a vivere il mio lavoro in modo più sincero, maturo e responsabile.

Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera fino a questo momento?

Credo di essere estremamente fortunata perché il mio lavoro mi regala sempre molte emozioni. Lavorare per progetti a cui tengo e su personaggi che ho scelto con cura è meraviglioso, poiché ogni giorno scopro qualcosa di quel personaggio che entra sempre più dentro di me. Ma è bellissima anche la sensazione quando arriva la telefonata che ti conferma per un ruolo e che sei la persona giusta per un progetto, o quando, dopo lunghi mesi di lavoro, hai la possibilità di condividere un percorso con il pubblico e scoprire come il lavoro emozioni la gente. Adesso che ho scritto due romanzi, ho capito come anche la scrittura sia una fonte di grandissime emozioni e vedere come generi qualcosa in chi legge è davvero incredibile.

Il Festival di Sanremo e il Festival del Cinema di Venezia sono certamente due tra gli eventi più attesi in Italia. Cosa ha rappresentato l’essere stata scelta rispettivamente come co‑conduttrice e come madrina?

Sono infinitamente grata alle persone che hanno creduto in me e mi hanno dato fiducia quando forse era ancora prematuro farlo. Penso a Carlo Conti per il Festival e a Alberto Barbera e Roberto Cicutto per la Biennale. Mi considero una privilegiata. Sono in Italia da poco più di dieci anni e ho avuto la possibilità di partecipare come protagonista a questi due grandi eventi che rappresentano la realizzazione di un sogno.

Se potessi scegliere un attore italiano e uno spagnolo del presente o del passato con cui poter lavorare, chi sceglieresti? E perché?

È difficile sceglierne uno solo, ma un attore italiano con il quale avrei sognato di lavorare è sicuramente Marcello Mastroianni. Mio padre adorava i suoi film e il suo cinema mi è rimasto impresso per la capacità di entrare in empatia con qualsiasi personaggio, per il fascino che andava oltre ogni apparenza e per la sua abilità nel connettersi con il pubblico. Ci sono molti attori spagnoli che ammiro, tra questi mi piacerebbe lavorare con Javier Bardem. Ho avuto la possibilità di studiare con il suo coach, e ammiro la sua capacità di immergersi completamente in ogni personaggio. Dal suo modo di recitare si percepisce una totale mancanza di paura nei confronti delle emozioni e la capacità di raccontare anche le sfumature più buie di un personaggio. Spero che un giorno il sogno si realizzi.

Nel 2015 e nel 2018 sei diventata mamma di due bambine, Alma e Luna. Crescendo in Italia, cosa pensi stiano avendo e avranno le tue figlie che tu non hai avuto crescendo in Spagna e viceversa?

Penso che l’Italia sia un luogo in cui si respiri arte, bellezza e creatività, e che sia artisticamente unico. Dall’architettura alla musica è un Paese con grande libertà e voglia di sperimentare, e mi piacerebbe che le mie figlie avessero questa curiosità di creare qualcosa di bello. Ad Alma e Luna manca invece la vicinanza di un nucleo familiare unito, come quello della mia famiglia d’origine, che è una famiglia molto al femminile dal momento che siamo tre sorelle con due figlie ciascuna. Mi piacerebbe anche che vivessero più da vicino le principali tradizioni spagnole come la Semana Santa, i Reyes Magos e tutte quelle tradizioni culturali alle quali sono sempre stata molto legata.

Ti piacerebbe un giorno tornare a vivere in Spagna?

Mi piacerebbe molto, ma il mio sogno più grande sarebbe riuscire a vivere tra i due Paesi e avere la possibilità di vivere metà dell’anno in Italia e metà in Spagna. Oppure riuscire a far venire tutta la mia famiglia d’origine in Italia sarebbe meraviglioso. È difficile da realizzare, ma se dovessi esprimere un desiderio sarebbe proprio questo.