Rocío Muñoz

Intervista a cura di Francesco Maria Menghi

Attrice, conduttrice televisiva e scrittrice, Rocío Muñoz nasce a Madrid nel 1988 e si trasferisce a vivere in Italia nel 2012. È stata co-conduttrice del 65º Festival di Sanremo nel 2015 e madrina del 79º Festival del Cinema di Venezia nel 2022.

Dopo aver studiato ballo da bambina, ed aver preso parte a soli diciotto anni al tour mondiale di Julio Iglesias, nel 2009 debutti come attrice. Cosa ti ha portato ad intraprendere questo percorso?

La recitazione è arrivata alla mia vita assolutamente per caso e senza cercarla. Ammetto però che, quando sono entrata in contatto con questo modo di raccontare storie e di immergersi in altre persone approfondendole e conoscendole, è stato amore a prima vista. Avevo studiato per tre anni giornalismo all’università e avevo un forte legame con le storie, con la vita e con il racconto.

Nel 2011 arrivi in Italia per recitare nel tuo primo film Immaturi – Il viaggio e l’anno successivo ti ci trasferisci a vivere. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai trovato agli inizi?

I primi anni sono stati complicati perchè non parlavo l’italiano, facevo fatica a capire gli altri ed ero lontana dalla mia famiglia che è sempre stato un punto fermo. Anche il senso di solitudine è stato forte dal momento che ho dovuto ricostruire tutto da zero, dalle cose più pratiche come cercarmi un commercialista o un agente, a quelle più personali come trovare persone con cui confrontarmi e condividere la mia sfera personale. È stato tutto nuovo ma ammetto che l’Italia e gli italiani mi hanno accolto in maniera generosa tanto che oggi, quando torno a casa, penso a tornare a Roma.

E quali erano invece le principali differenze che notavi rispetto alla Spagna?

In realtà le differenze non erano tante ma in Italia dovevo farmi conoscere e dimostrare chi fossi sia a livello personale che professionale poiché venivo da un altro paese e dovevo dimostrarlo più di chi era già qua. Ho però avuto la fortuna di trovare gente accogliente, amorevole, generosa e attenta che ha fatto si che il percorso sia stato sempre in discesa verso la scoperta totale del mio essere.

In cosa ritieni differiscano maggiormente l’industria dell’intrattenimento italiana e spagnola?

Penso che ormai si stia lavorando in una direzione unica e comune. L’Italia ha un livello probabilmente superiore di intrattenimento, la Spagna invece con gli anni è entrata un po’ in crisi in questo senso. Ha però avuto un’impostazione più libera e coraggiosa affrontando temi più difficili e meno usuali a differenza dell’Italia che ha avuto bisogno di più tempo per arrivare a questa libertà di racconto.

Quale esperienza lavorativa reputi abbia avuto maggiore impatto sulla tua crescita professionale?

È una domanda difficile dal momento che tutti i progetti, da quelli più grandi a quelli più piccoli e da quelli più sperimentali a quelli più commerciali, hanno fatto si che diventassi la professionista che sono oggi. Mi hanno dato tutti grandi stimoli e la possibilità di crescere e mettermi alla prova: dalla serie Prime Time della quale ero protagonista su RAI 1, agli spettacoli teatrali Certe Notti e Dì che ti manda Picone dove affrontavo un ruolo estremamente distante da ciò che sono ma che mi ha fatto crescere tantissimo come attrice e grazie ai quali ho ricevuto tantissimo dal pubblico. Impossibile poi non citare i grandi eventi come il Festival di Sanremo, che ha fatto si che il pubblico italiano mi conoscesse nonostante la giovane età e fossi da poco tempo in Italia, ed il Festival del Cinema di Venezia che mi ha fatto prendere una posizione nei confronti del mio lavoro in un modo più sincero, maturo e responsabile.

Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera fino a questo momento?

Credo di essere molto fortunata perchè il mio lavoro mi regala sempre tantissime emozioni, da quelle più piccole e intime a quelle più grandi e condivise. Lavorare per progetti a cui tengo, e su personaggi che ho scelto con cura, è meraviglioso poiché ogni giorno scopro qualcosa di quel personaggio che entra sempre più dentro di me. Ma è fortissima l’emozione anche quando ricevi la telefonata in cui ti dicono che sei stata scelta e che sei la persona giusta per un progetto o quando, dopo lunghi mesi di lavoro, hai la possibilità di condividere un percorso con il pubblico scoprendo come il lavoro emozioni la gente. Adesso che ho scritto due romanzi ho capito come anche la scrittura sia una grandissima emozione, e vedere come generi qualcosa in chi legge è davvero incredibile.

Il Festival di Sanremo e la Mostra del Cinema di Venezia sono certamente due tra gli eventi più attesi in Italia. Cosa ha rappresentato l’essere stata scelta rispettivamente come co-conduttrice e come madrina?

Sono infinitamente grata alle persone che hanno creduto in me, quando forse era ancora prematuro farlo, ma che hanno notato qualcosa e mi hanno dato fiducia. Penso a Carlo Conti per il Festival e a Alberto Barbera e Roberto Cicutto per la Biennale. Mi considero una persona veramente fortunata, sono in Italia da poco più di dieci anni e ho avuto la possibilità di essere protagonista di questi due grandi eventi che rappresentano la realizzazione di un sogno. Sono e sarò eternamente grata a entrambi i progetti e alle persone che hanno fatto si che potessi viverli in prima persona.

Se potessi scegliere un attore italiano e uno spagnolo del presente o del passato con cui poter lavorare chi sceglieresti? E perché?

È difficile sceglierne solamente uno, ma un attore italiano con il quale avrei sognato di lavorare è sicuramente Marcello Mastroianni. Mio padre adorava i suoi film e il suo cinema mi è rimasto impresso per la sua capacità di empatizzare con qualsiasi personaggio, per il suo fascino che andava oltre ogni apparenza o aspetto fisico e per la sua abilità nel connettersi con il pubblico. Attori spagnoli che adoro ce ne sono tanti, ma mi piacerebbe certamente lavorare con Javier Bardem. Ho avuto la possibilità di studiare con il suo coach e ammiro la sua capacità di immergersi a 360 gradi in tutti i personaggi. Dal suo modo di recitare percepisco una grande “non paura” nei confronti delle emozioni e della capacità di raccontare anche le sfumature più buie di un personaggio. Speriamo che un giorno il sogno si realizzi!

Nel 2015 e nel 2018 sei diventata mamma di due meravigliose bambine, Alma e Luna. Crescendo in Italia, cosa pensi stanno avendo (ed avranno) le tue figlie che non hai avuto te crescendo in Spagna e viceversa?

Penso che l’Italia sia un luogo che in cui si respiri arte, bellezza, creatività e sia un popolo artisticamente unico. Dall’architettura alla musica è un paese con grande libertà e voglia di sperimentare e mi piacerebbe senz’altro che le mie figlie avessero questa curiosità nel seminare qualcosa di meraviglioso. Ad Alba e Luna manca invece sicuramente vivere più da vicino un nucleo familiare unito come è la mia famiglia d’origine, che tra l’altro è una famiglia molto al femminile dal momento che siamo tre sorelle con due figlie femmine ciascuna. Mi piacerebbe anche che vivessero più da vicino le tradizioni spagnole più importanti come la Semana Santa, Los Reyes e tutte quelle tradizioni culturali alle quali sono sempre stata molto legata.

Ti piacerebbe un giorno tornare a vivere in Spagna?

Mi piacerebbe molto ma il mio più grande sogno sarebbe quello di complementare entrambi i luoghi e avere la possibilità di vivere metà del tempo in Italia e metà in Spagna. Oppure far venire tutta la mia famiglia di origine di Italia, difficile da realizzarsi ma se dovessi esprimere un desiderio sarebbe proprio questo!