29 Aprile 2024

Rocco Hunt

Intervista a cura di Francesco Maria Menghi.

Rocco Hunt nasce a Salerno nel 1994 e, a soli diciannove anni, vince il Festival di Sanremo nella categoria “Nuove Proposte” con la canzone Nu juorno buono. Tra il 2020 e il 2022 è arrivata anche in Spagna la consacrazione della sua musica.

Nel 2023 hai realizzato i tuoi primi concerti in Spagna a Madrid e Barcellona. Cosa ha significato per te oltrepassare i confini nazionali e vedere che la tua musica è molto amata anche all’estero?

Sono stato molto felice e orgoglioso di essermi potuto esibire a Madrid e Barcellona. Mi riempie il cuore di gioia sapere che molti dei miei ascoltatori sono spagnoli.

Le tue canzoni con Ana Mena, A un paso de la luna (2020) e Un beso de improviso (2021), hanno ottenuto un grandissimo successo a livello mondiale. Puoi raccontarci com’è nata questa collaborazione?

Con Ana è nata un’amicizia bellissima e insieme abbiamo realizzato grandi cose. Grazie a lei ho conosciuto un Paese meraviglioso come la Spagna e ho potuto celebrare molti traguardi, tra cui numerosi dischi di platino ottenuti anche lì.

Cosa hai trovato di speciale nel lavorare con Ana Mena? C’è un aneddoto interessante legato alla realizzazione dei brani o dei videoclip che puoi raccontarci?

Collaborare con Ana è stato fantastico, è una persona splendida. Un aneddoto divertente riguarda il set del video di A un paso de la luna, girato a Ibiza: mi hanno costretto a salire su una mongolfiera nonostante soffra di vertigini.

Com’è sorta invece la collaborazione con Lola Indigo che ha portato a un altro grande successo in lingua spagnola, Caramelo (2022)?

Successivamente ho incontrato Lola Indigo, un’artista che stimavo già da tempo, e insieme a lei ed Elettra Lamborghini abbiamo formato il trio che ha realizzato Caramelo. Lavorare con lei è stato bellissimo.

Quali differenze hai notato tra la collaborazione con artisti internazionali e quella con artisti italiani?

Collaborare con nuovi artisti è sempre bello, indipendentemente dalla loro provenienza. Dagli artisti spagnoli e italiani ho ricevuto sempre molto affetto e rispetto. Le collaborazioni sono un’occasione per crescere e migliorarsi.

Qual è stato finora il momento più significativo legato alla tua esperienza con la Spagna e con la musica spagnola?

Sicuramente il momento in cui ho saputo che A un paso de la luna era diventato il brano più trasmesso dalle radio spagnole, un risultato che non si verificava da molto tempo per un artista italiano.

Cosa ti ha sorpreso maggiormente della cultura spagnola?

L’affetto e il calore delle persone. E soprattutto la cucina: adoro il jamón ibérico e il pan con tomate.

Le tue canzoni in dialetto napoletano riflettono spesso la tua identità e le tue radici. Cosa ha significato, a soli diciannove anni, partecipare e vincere il Festival di Sanremo nella categoria “Nuove Proposte” con una canzone in gran parte scritta in dialetto?

È stata una grandissima soddisfazione portare il rap campano sul palco del Festival di Sanremo e sono felice che il mio percorso abbia ispirato un’intera generazione a credere nel proprio talento.

Nel corso dell’ultimo Festival di Sanremo c’è stata una grande polemica legata a Napoli e al dialetto napoletano. Qual è il tuo punto di vista?

Non commento le polemiche, perché non esiste Festival di Sanremo senza dibattiti. Ciò che ho apprezzato è stato il modo in cui il mio amico Geolier ha rappresentato la nostra terra, sia attraverso la musica sia attraverso il suo modo di essere. Siamo stati tutti molto orgogliosi di lui.

Oltre a quelli con cui hai avuto il privilegio di collaborare, quali sono gli artisti spagnoli che ammiri maggiormente? C’è qualcuno in particolare con cui ti piacerebbe lavorare in futuro?

Mi piacerebbe continuare a collaborare con artisti spagnoli, ne ammiro molti e sarebbe impossibile citarli tutti. In questo momento sto seguendo molto il lavoro di Aitana, che ammiro tantissimo.