Rocco Hunt

Intervista a cura di Francesco Maria Menghi.

Rocco Hunt nasce a Salerno nel 1994 e a soli diciannove anni vince il Festival di Sanremo nella categoria “Nuove Proposte” con la canzone Nu juorno buono. Tra il 2020 e il 2022 arriva la consacrazione della sua musica anche in Spagna.

Nel 2023 hai realizzato i tuoi primi concerti in Spagna (a Madrid e Barcellona). Cosa ha significato per te oltrepassare i confini nazionali e vedere che la tua musica è molto amata anche all’estero?

Sono stato molto felice ed orgoglioso di essere riuscito ad esibirmi anche a Madrid e a Barcellona. Mi riempie il cuore di gioia sapere che molti miei ascoltatori siano anche spagnoli.

Le tue canzoni con Ana Mena A un paso de la luna (2020) e Un beso de improviso (2021) hanno ottenuto un grandissimo successo a livello mondiale. Puoi raccontarci come è nata questa collaborazione?

Con Ana è nata un’amicizia bellissima, insieme abbiamo realizzato grandissime cose. Grazie a lei ho conosciuto un paese bellissimo come la Spagna e insieme a lei ho potuto celebrare molti traguardi tra cui molti dischi di platino vinti anche in Spagna.

Cosa hai trovato di speciale nel lavorare con Ana Mena? C’è un aneddoto interessante legato alla realizzazione dei brani o dei videoclip che puoi raccontarci?

Lavorare con Ana è stato bellissimo, è una persona splendida e un aneddoto divertente è stato sul set del video di “A un paso de la luna” girato a Ibiza quando mi hanno costretto a salire su una mongolfiera nonostante io avessi le vertigini.

Come è sorta invece la collaborazione con Lola Indigo che ha portato ad un altro grande successo in lingua spagnola, Caramelo (2022)?

Successivamente ho incontrato Lola Indigo, un’artista che stimavo tantissimo e insieme con Elettra Lamborghini abbiamo formato il trio che ha composto “Caramelo”. Lavorare con lei è stato bellissimo.

Quali sono le differenze principali che hai notato tra le collaborazioni con artisti internazionali e quelle con artisti italiani?

Collaborare con nuovi artisti è sempre bello a prescindere dalla loro provenienza. Dagli artisti spagnoli e dagli artisti italiani per fortuna ho ricevuto sempre molto affetto e rispetto, collaborare è sempre utile per crescere e migliorarsi.

Qual è stato finora il momento più significativo legato alla tua esperienza con la Spagna e con la musica spagnola?

Sicuramente quando ho ricevuto la notizia che “A un paso de la luna” era diventato il brano più trasmesso dalle radio in Spagna, fatto che per un artista italiano non si verificava da molto tempo.

Cosa ti ha sorpreso maggiormente della cultura spagnola?

L’affetto e il calore delle persone. E soprattutto la comida, impazzisco per il jamón ibérico e per il pan con tomate.

Le tue canzoni in dialetto napoletano riflettono spesso la tua identità e le tue radici. Cosa ha significato partecipare e vincere con soli 19 anni al Festival di Sanremo (nella categoria “Nuove Proposte”) con una canzone in gran parte scritta in dialetto?

È stata una grandissima soddisfazione portare il rap campano sul palco del festival di Sanremo e sono molto felice che il mio percorso abbia ispirato un’intera generazione nel credere nel proprio talento.

Nel corso dell’ultimo Festival di Sanremo c’è stata una gran polemica legata a Napoli ed al dialetto napoletano. Quale è il tuo punto di vista?

Non commento le polemiche perché non esiste festival di Sanremo senza polemiche o dibattiti, quello che ho apprezzato maggiormente è stato il modo in cui il mio amico Geolier ha rappresentato la nostra terra sia attraverso la sua musica sia attraverso il suo modo di essere. Siamo stati tutti molto orgogliosi di lui.

Oltre a quelli con cui hai avuto il privilegio di collaborare, quali sono gli artisti spagnoli che ammiri maggiormente? C’è qualcuno in particolare con cui ti piacerebbe lavorare in futuro?

Mi farebbe piacere continuare a collaborare con artisti spagnoli sicuramente, ne ammiro così tanti che sarebbe impossibile nominarli, forse in questo momento l’artista che sto seguendo di più è Aitana, l’ammiro tanto.