Miguel Castillo

Intervista a cura di Francesco Maria Menghi.

Laureando di 81 anni presso la Facoltà di Storia e Geografia dell’Università di Valencia, dallo scorso febbraio sta facendo l’Erasmus all’Università degli Studi di Verona.

Conosceva l’Italia?

Si, l’ho visitata in tre occasioni diverse ma molti anni fa. Conosco bene Roma, Milano e la Sicilia, posti unici e meravigliosi.

Perchè ha scelto di fare l’erasmus a Verona, la città dell’amore?

A Verona feci una rapida escursione di una notte tanti anni fa e mi piacque molto. Ebbi anche la possibilità di assistere ad una rappresentazione dell’Opera all’Arena e mi promisi di tornarci quando avrei potuto. Ho lavorato per quarant’anni come notaio e, ora che sono in pensione, ho finalmente la possibilità di tornarci. Vengo da Iguiria, la città della musica dove ai bambini insegnano prima le note del pentagramma che le lettere dell’alfabeto e dunque sapevo sin dall’inizio che mi sarei perfettamente integrato in una città come Verona.

Non aveva paura di avere difficoltà, con 81 anni, ad adattarsi a una nuova cultura?

Paura no, sono sempre stato un lottatore. L’unico timore era legato al fatto che, quando avevo 75 anni, ho avuto un infarto. Ma dopo qualche giorno a Verona, e dopo aver assaporato la splendida accoglienza di professori e colleghi oltre che degli abitanti che mi hanno fatto sentire sin da subito uno di loro, sto vivendo un sogno dal quale spero di risvegliarmi il più tardi possibile.

La sua famiglia è stata subito d’accordo con la sua decisione di prendere parte all’erasmus?

Ho tre figlie, tutte sposate, che inizialmente erano molto proccupate della mia decisione. Ma, fortunatamente, ho sempre contato sull’appoggio di mia moglie e dei miei sei nipoti che erano molto felici e mi hanno sostenuto sin dall’inizio. All’inizio l’Erasmus sembrava uno scherzo ma poi è diventato realtà e ne sono molto felice.

Sua moglie, che si è trasferita a Verona con lei, si è ambientata? Come trascorre il tempo quando lei va a lezione o è impegnato con lo studio?

Mia moglie, che è stata infermiera per quarantadue anni, quando io vado all’Università va a una scuola di pittura o a un corso di italiano. Quì si trova molto bene e trascorre del tempo anche con i vicini di casa, che sono professori di spagnolo, o con una collega notaio di Verona che mi ha accolto molto bene e che passa molto tempo con noi.

Che differenze nota tra il sistema universitario spagnolo e italiano? Dove si trova meglio?

L’Università italiana e spagnola mi sembrano abbastanza simili. Sono integrato perfettamente nella gioventù valenciana tant’è che ho partecipato anche a delle manifestazioni studentesche. A Verona mi trovo benissimo e sento il completo appoggio dei giovani colleghi che, non sò se perchè sono entusiasti di avere un compagno di classe spagnolo o per altro, mi hanno già invitato tre volte a casa loro ed alle loro feste. Mi considero uno di loro, anche professori e funzionari mi trattano al pari dei colleghi ventenni e sono molto contento di ciò. Una piccola differenza che trovo con con l’Università spagnola è che a Verona le lezioni universitarie durano un’ora e quaranta minuti. All’inizio mi sembrava un pò strano ma, in seguito, mi ci sono abituato e ora mi trovo molto bene.

Cosa le piace maggiormente dell’Italia?

È difficile scegliere una cosa sola, tutte le città che ho visitato hanno qualcosa di speciale. Amo il Vaticano, il Duomo e la Scala di Milano, La Fenice di Venezia, la Sicilia, Napoli, Pisa, Trento. Anche i paesini intorno a Verona mi piacciono molto e mi sento perfettamente integrato, mi considero un cittadino del mondo.

Che le manca maggiormente della Spagna?

La famiglia e gli amici. Tanto sotto il punto di vista dell’ambiente musicale che personale. Ho un gruppo di amici con i quali ci conosciamo sin da quando eravamo bambini che al mio ritorno in Spagna per le vacanze di pasqua sono venuti fino a Madrid per venirmi a prendere all’aeroporto perchè volevano al più presto ascoltare le mie avventure italiane. Ad inizio aprile verrà invece a trovarci a Verona una coppia di amici.

© foto: corriere.it