Laura Pausini

Intervista a cura di Francesco Maria Menghi.

Con 70 milioni di dischi venduti nel mondo, 226 dischi di platino e una carriera trentennale che le ha regalato i più grandi riconoscimenti internazionali, Laura Pausini lo scorso 6 aprile ha concluso il suo decimo tour mondiale da 57 sold out e quasi 500.000 spettatori. Nel corso del prossimo mese di dicembre tornerà a esibirsi in Spagna con un concerto a Malaga ed uno a Pamplona.

Il 17 aprile 1997, a quasi 23 anni e quattro dopo aver vinto il Festival di Sanremo nella sezione “Nuove Proposte” col brano La solitudine, hai tenuto a Palma de Mallorca il primo concerto (di una lunga serie) in Spagna. Cosa ha di speciale la Spagna ed esibirsi in questa terra?

Non potrei mai dimenticare il mio primo concerto in Spagna il 17 aprile 1997 a Palma de Mallorca nella Plaza de Toros. È stata una serata magica che ha segnato l’inizio di una storia d’amore, che continua ancora oggi, con una terra, una cultura e un popolo straordinari. La Spagna è un paese che mi ha accolta con tanto affetto e calore fin da subito e per questo ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore. La passione, l’energia e la gioia di vivere del popolo spagnolo sono contagiose e si sono sempre riflettuti in ogni concerto: dal primo a Palma de Mallorca, fino al più recente lo scorso 29 febbraio a Barcellona. Ogni volta che mi esibisco in Spagna, sento un legame profondo con il pubblico, un’intesa unica che rende ogni esibizione un’esperienza indimenticabile.

Sin da giovanissima hai avuto un successo straordinario in Italia e all’estero. Ma qual è stato il momento in cui hai capito che i tuoi brani avrebbero potuto avere un impatto ancora più globale se incisi, come poi avvenuto, anche in spagnolo, inglese ed in altre lingue?

Quando il primo giorno di promo in Spagna sono salita su un taxi e in radio ho sentito La Soledad (La Solitudine in spagnolo). Il tassista la cantava entusiasta senza conoscere il mio volto, ma sì la mia canzone. Ecco, quello è stato il primo momento in cui ho pensato che stava accadendo davvero, che la mia musica aveva davvero superato i confini e che veniva compresa e sentita come se fosse nata lì, come se io fossi nata lì. È stata una sensazione incredibile.

In Spagna hai tenuto un totale di 27 concerti in 14 diverse città (che diventeranno rispettivamente 29 e 15 il 5 e 7 dicembre). C’è un momento o un’esibizione che ricordi con particolare affetto?

Esibirmi in Spagna è sempre un’esperienza indimenticabile, e ogni concerto ha un posto speciale nel mio cuore. Ce ne sono tanti di concerti indimenticabili, uno a Madrid nel 2009 durante World Tour. O nel 2018, quando mi ha accolta un oceano di palloncini gialli. Ma sicuramente tanti anche fatti quando ero più giovane e venivo travolta da un tipo di calore che non si può spiegare e che non si trova da nessuna parte se non nel mondo latino. Quell’energia incredibile e quella sensazione di connessione profonda con ogni persona presente sono emozioni fortissime. È una dimostrazione tangibile di quanto la musica possa unire superando qualsiasi barriera linguistica o culturale. Questi ricordi, insieme a tanti altri, mi accompagnano e mi danno la carica per continuare a dare il meglio di me in ogni concerto. Non vedo l’ora di tornare in Spagna tra qualche mese e creare nuovi momenti indimenticabili insieme ai miei fan.

Puoi raccontarci come si è evoluto nel tempo il tuo rapporto con la lingua spagnola e quali sono state all’inizio le difficoltà principali?

Il mio rapporto con la lingua spagnola è iniziato molto presto nella mia carriera. All’inizio ovviamente non è stato facile impararla, pur essendo una lingua romantica e melodica simile all’italiano e per certi versi alla cadenza romagnola. Ho iniziato ascoltando musica in spagnolo, ma anche e soprattutto leggendo libri e riviste in spagnolo o guardando molti film in lingua originale. Lo spagnolo è entrato subito nelle mie corde vocali oltre che nel mio cuore. Però, se ascolto adesso le mie prime registrazioni quasi mi vergogno, si sente che non ero così padrona della lingua e per me che sono molto pignola è stata una vera sfida artistica perché volevo essere sicura che le mie canzoni suonassero naturali e fluide anche riadattate o tradotte. Con il tempo ho imparato, cantando e parlando tanto con le persone, e ormai sarebbe impensabile fare a meno dello spagnolo nelle mie canzoni, nella mia vita personale e nei miei rapporti.

Nel corso del 2015 hai vissuto per sei mesi con la tua famiglia in Spagna. Come descriveresti la tua relazione personale con la Spagna e con la cultura spagnola al di fuori della musica?

La mia relazione con la Spagna è molto speciale e va ben oltre la musica. È un paese che mi ha dato tanto in termini di ispirazione, amore ed esperienze di vita ed è diventato in soli sei mesi una specie di seconda casa. Mi sono sempre sentita molto amata e accolta, e in poco tempo ho instaurato un legame profondo con le persone di cui ho sempre ammirato l’immensa gioia ed energia, lo stile di vita, il cibo e il folclore. Conosco tanti quartieri di Madrid e di Barcellona e ho amato visitare tutte le città che in questi 30 anni hanno ospitato i miei concerti.

Dovessi consigliare tre luoghi della Spagna da visitare assolutamente per quali opteresti?

Madrid, che conosco bene visto che ho vissuto lì e ho amato tutto: dalle passeggiate notturne al fare la spesa al supermercato con le persone che mi parlavano come se fossi la loro sorella. Poi Siviglia, che ho scoperto da poco e che rimane una delle mie mete preferite nel mondo. E infine Formentera, sono molti anni che non vado ma ricordo di aver passato due vacanze memorabili perché quell’isola ha qualcosa di magico.

In quale città della Spagna invece non sei ancora mai stata ma ti piacerebbe visitare e conoscere?

Pamplona. Non ho mai fatto concerti lì e il 7 dicembre sarà la prima volta. Spero di avere il tempo per visitarla, è una città veramente affascinante, piena di storia, di tradizioni e forse per me è un tassello mancante. Sono veramente gasata.

Chi sono i cantanti spagnoli che non possono mai mancare nella tua playlist?

Ho già avuto la fortuna di collaborare con alcuni dei miei artisti preferiti come Alejandro Sanz, che è il mio fratello spagnolo, Miguel Bosé, Pablo López, Antonio Orozco e la fantastica Bebe con la quale mi sono divertita molto nella nostra canzone Verdades a media. Però ho ancora tanti artisti spagnoli con i quali vorrei duettare, tra i quali Vanesa Martín e Rosalía.

In Spagna hai partecipato nel 2015, 2020 e 2022 al programma televisivo “La Voz” in qualità di coach e nel 2018 a “X Factor” in qualità di giudice. Che consiglio daresti ai giovani cantanti italiani per avere successo sia a livello nazionale che internazionale?

Partecipare come coach a “La Voz” e come giudice a “X Factor” sono state esperienze straordinarie che mi hanno permesso di scoprire e lavorare con tantissimi talenti. Ai giovani artisti italiani che si affacciano sulla scena e aspirano a ottenere successo, sia a livello nazionale che internazionale, consiglio di lavorare duramente perché il successo non arriva mai per caso. Dietro ad ogni grande carriera c’è sì tanta passione, ma anche tantissimo lavoro, dedizione e sacrificio. Bisogna essere umili, studiare, sperimentare nuove idee, uscire dalla propria comfort zone e perseverare. Ci saranno momenti difficili e sfide, ma è importante non arrendersi mai. La perseveranza è essenziale per superare gli ostacoli e raggiungere i propri obiettivi. 
La strada può essere lunga e impegnativa, ma con passione, dedizione ed autenticità tutto è possibile. E quando si inizia ad avere successo bisogna raddoppiare e triplicare gli sforzi per dimostrare di meritare tutto quello che arriva.

E quali sono invece i tre cantanti italiani della nuova generazione che stai seguendo con maggiore attenzione?

Madame, Angelina Mango e Mahmood penso siano i più interessanti sia per le loro voci che per la loro personalità e mi piacerebbe molto sentirli cantare anche in spagnolo.