Exit Media: Federico Sartori e Iris Martín Peralta

EXIT Media è un’organizzazione internazionale e casa di distribuzione cinematografica, fondata da Iris Martín Peralta e Federico Sartori. Il suo obiettivo è la ricerca e la proposta del cinema di qualità, senza vincoli di genere o formato, con una attenzione particolare alle opere prime e seconde ed ai talenti emergenti. Nel 2008 è stata realizzata a Roma la prima edizione di CinemaSpagna, Festival del cinema spagnolo. Negli anni successivi tale esperienza si espande con successo anche in altre città italiane come Milano, Cagliari, Torino, Napoli, Bergamo, Bari, Bergamo, Padova, Bologna, Trento, Treviso, Trieste, Senigallia, Campobasso, Perugia, Anacapri, Venezia, Reggio Calabria, Genova, Messina… Questi eventi dedicati al cinema in versione originale sottotitolata, vedono la partecipazione attiva delle migliori produzioni del cinema spagnolo e latinoamericano, classico e contemporaneo, e dei suoi protagonisti, che lungo gli anni hanno incontrato un pubblico sempre più numeroso.

Come avete iniziato il progetto Exit Media?

FEDERICO SARTORI: Ci siamo conosciuti incrociandosi inizialmente alla Mostra del cinema di Venezia del 2007, poi ad un festival a Trieste dove abbiamo avuto tempo e modo di passare una settimana di fila assieme: in quelle giornate abbiamo sviluppato l’idea di realizzare un festival del cinema spagnolo in Italia ovvero un evento che mancava completamente… Per questo era necessario dare vita una realtà giuridica -nasce Exit media come associazione culturale- che ha reso possibile quella che inizialmente poteva sembrare un’idea strampalata o impossibile da realizzare.

IRIS MARTIN-PERALTA: Vivevamo entrambi a Roma, per questo abbiamo deciso di partire proprio da lì, e nonostante tutti gli amici del settore ci sconsigliassero di partire da una metropoli così grande, a noi sembrava invece la cosa più giusta e utile: era l’unico modo di star a contatto con quelle istituzioni che volevamo vedessero coi loro occhi di che si trattava, come lo facevamo, per poter in futuro sostenere l’attività.

Che legame avete con l’Italia?

FS: Io sono argentino, ma vivo in Italia da parecchi anni: ho fatto l’università alla Ca’ Foscari di Venezia.

IMP: Io sono di Barcellona e ho studiato al DAMS all’Università Roma 2.

Oltre a lavorare come distributore, Exit Media sviluppa progetti come l’incontro di professionisti del settore tra Italia, Brasile e Spagna per promuovere coproduzioni e scambi di know-how e come coproduttore di film. Quali settori dell’industria cinematografica partecipano a questi incontri? Come nascono queste iniziative?

FS: EXIT MEDIA nasce come operatore culturale: il primo progetto forte, il più importante appunto, è “CinemaSpagna, il festival del cinema spagnolo”, che si è sempre configurato come una vetrina per il cinema contemporaneo spagnolo inedito in Italia. La struttura del programma ha sempre tenuto in conto anche i legami tra Spagna e Italia e abbiamo dato spazio al cinema classico con retrospettive e omaggi a grandi cineasti e figure del passato. Dopo dopo 3 anni di lavoro avevamo già creato una rete di relazioni, ed era sorto tra la Catalunya (che in quel periodo era trainante del settore audiovisivo in Spagna), l’Italia (con il Ministero, e le varie agenzie di promozione del cinema italiano all’estero), e il Brasile (che in quelle anni cercava di promuovere le proprie iniziative e sostegni alla distribuzione/vendita di cinema brasiliano all’estero) il desiderio di far incontrare esponenti professionali ciascuno del proprio territorio che avesse un progetto di film suscettibile di coproduzione internazionale. CATALAN FILMS ha proposto EXIT media e la nostra piattaforma (il festival del cinema spagnolo a Roma) quale punto di incontro ideale per poter sviluppare questi incontri professionali.

IMP: Sì sono stati fondamentali, perché partire da quella esperienza abbiamo potuto conoscere direttamente i venditori internazionali ed entrare così nell’ottica commerciale che è connaturata nel mestiere del cinema.

FS: Infatti Exit media diviene distributrice a partire dal 2011/2012 quando decide di assumersi in prima persona la distribuzione di un film come “Arrugas-Rughe” che in Italia nessuno si diceva a comprare…

IMP: Un cult dell’animazione europea! Nessuno lo considerava un buon investimento. Per noi sì lo era. Innanzitutto è un capolavoro, e tanto basta! Da lì siamo partiti con l’attività parallela della distribuzione dando un senso anche commerciale alla varie tappe che il festival già cominciava a fare di suo in quegli anni. Non dimentichiamo che il festival cinema spagnolo aveva aperto delle piazze in diverse città e quindi aveva creato dei buoni rapporti con gli esercenti cinematografici e alcune istituzioni locali che hanno permesso di partire di slancio o da zero.

In questi momenti di lockout, siete un settore che risente molto di tale situazione. Capisco che ciò abbia influenzato la vostra programmazione…

FS: Effettivamente le date previste per questa tredicesima edizione sono chiaramente saltate, ma non vogliamo perdere l’annata. Infatti stiamo lavorando alacremente per essere pronti nell’eventualità che si possa ripartire e rifare in altre date magari già in estate in alcune piazze come Messina o Napoli oppure a ottobre a Roma.

IMP: La situazione è precaria, ancora non ci permette di fare delle previsioni precise per quanto riguarda il calendario. Il programma di film invece lo stiamo continuando a seguire ed è pronto. Stiamo mantenendo rapporti con tutte le istituzioni locali che sostengono e collaborano con il festival e quindi si tratterà di adattarci a un’annata certamente speciale…

Dal 24 al 26 aprile avete messo in scena per poterlo guardare da casa, lo spettacolo teatrale “Urge” di Alessandro Bergonzoni. Cosa volete sottolineare con questa azione?

FS: “Urge” è un film che nasce dallo spettacolo teatrale di e con Alessandro Bergonzoni. È un film che non è un film nel senso stretto del termine, è difficilmente catalogabile… ma il messaggio o i messaggi che manda sono più che mai preziosi in questa fase. In uno dei suoi mirabolanti giochi di parola dice, “Urge fare voto di vastità”. La fantasia al potere, in altre parole.

IMP: Il lavoro che abbiamo fatto con “Urge” in tutta Italia è stata un’esperienza meravigliosa, ci ha aperto a contatti con il cinema Italiano e la cultura italiana che ci mancavano un po’: riproporlo adesso durante questa emergenza può dar sollievo a chi lo potrà vedere da casa.

Il mondo dello spettacolo, soprattutto quello digitalizzato, contribuisce a far fronte alle esigenze di confinamento nelle case. State prendendo qualche iniziativa al riguardo?

FS: Sì, stiamo programmando in streaming con alcune sale che hanno aperto dei canali Vimeo: si tratta di sale virtuali e in altri casi della possibilità di “avere” a disposizione un film per 72 ore. Chiaramente stiamo ricorrendo i titoli del nostro catalogo.

IMP: Ci auguriamo che sia prossima la riapertura delle sale. Noi intendiamo la cultura come un’esperienza collettiva, come uno strumento di trasformazione sociale. La digitalizzazione è un mezzo, no un fine a sé stesso.

Pensate che la cultura dello spettacolo ed il modo in cui viene “consumato” cambieranno nel futuro?

FS: È chiaro che se questa situazione evolverà verso la “normalità” programmare in streaming è solo un passaggio. Ma il consumo di audiovisivi stava già cambiando prima del COVID-19. Basti pensare alla VR (Realtà Virtuale) o ai videogames.

IMP: Vero. Il settore del cinema è di fronte a un cambio di paradigma, ma d’altronde se ci pensiamo bene il cinema ha subito “rivoluzioni” permanentemente nella sua storia: basta pensare al passaggio del cinema muto al sonoro, o all’esplosione del home video negli anni ’80. Ma la narrazione e il racconto se la sono sempre cavate a sopravvivere.

Intervista a cura di Margarita Rodríguez