Intervista a cura di Francesco Maria Menghi.
Formatosi nelle giovanili del Real Madrid, dove arriva a soli nove anni, Diego Llorente esordisce in Liga nel corso della stagione 2012/13. Debutta in nazionale nel 2016 e si trasferisce in Italia nel gennaio 2023.
Partiamo dai tuoi ricordi da bambino. Dove hai iniziato a tirare i primi calci al pallone?
Da bambino giocavo con mio papà e mio fratello su un campo vicino a casa. E poi a scuola, con gli amici, le cose normali di un bambino. Ma i primi ricordi ce li ho con la mia famiglia, soprattutto.
Tuo fratello è più grande o più piccolo di te?
Più grande, di tre anni. Lui è del 1990, io del 1993.
Quando hai capito che avresti potuto fare del calcio la tua professione?
Non saprei indicare un momento preciso: stagione dopo stagione mi sono sempre posto obiettivi diversi, ma ci doveva essere alla base sempre il divertimento. Il calcio mi rende felice, mi diverte, quindi non c’è un momento preciso. Forse dopo i diciassette–diciotto anni capisci che puoi arrivare in alto, ma l’obiettivo era soprattutto essere felice.
È questo il consiglio che ti senti di dare a un giovane che si approccia al calcio verso il professionismo? Di divertirsi, soprattutto?
Sì, io penso che quando sei un bambino il primo obiettivo sia sempre divertirsi. Per me quello è il concetto più importante, essere felici. Vale per il calcio, il basket e qualsiasi altro sport.
Tra i compagni di squadra che ti hanno aiutato di più in carriera, quale sceglieresti?
Ricordo Pepe quando sono arrivato in prima squadra al Real Madrid. Era un riferimento importante per i giovani della prima squadra. Poi, quando sono andato via dal Real, mi ha aiutato molto anche Trashorras, il capitano del Rayo Vallecano. Sono loro i giocatori che mi hanno aiutato di più ad ambientarmi.
Pepe che tipo di persona è fuori dal campo? Sul terreno di gioco lo abbiamo visto sempre molto aggressivo.
Fuori dal campo è una persona meravigliosa. Tranquilla, aiuta sempre i giovani, sorride spesso. In campo poi si trasforma, diventa un altro.
Qual è stata la tua più grande soddisfazione e quale la delusione peggiore in carriera?
La cosa più bella è stata ricevere la convocazione agli ultimi Europei, una grande soddisfazione. Il momento più difficile lo associo alla finale di Europa League persa a Budapest con la Roma.
Quali sono stati i pensieri tuoi e della squadra dopo quella notte?
Fa molto male quando sei così vicino a una vittoria del genere e tutto si decide ai rigori.
Come gestisci la tua vita da calciatore con gli impegni della tua famiglia? Sei sposato dal 2018 e hai una figlia…
Fin da bambino ero abituato a spostarmi, a viaggiare. Per la mia famiglia è diverso, per loro è un po’ più difficile. Ma capiscono che questa è la vita del calciatore, non sarà per tutta la vita. Dura dieci–quindici anni, poi ci si stabilizza in un posto. Bisogna solo tenerlo a mente.
In Spagna hai vissuto a Madrid, Malaga, San Sebastian. Un aggettivo per ciascuna di queste città?
Madrid è la capitale, lì puoi fare tutto. Non c’è il mare, ma resta una città unica. Malaga è una città più vacanziera. Il clima è sempre mite, tutto l’anno, ed è molto bello. San Sebastian è una città piccola, ma molto bella. Per me lì c’è la spiaggia più bella di tutta la Spagna, La Kontxa. Avevo un appartamento proprio lì davanti, vedevo il mare tutte le mattine. Era bellissimo.
Di Roma, invece, cosa ti piace di più?
Mi piace quando andiamo all’Olimpico nei giorni delle partite. Vedere tanta gente, vivere quell’ambiente con tanta passione. La prima volta per me fu con la Cremonese in Coppa Italia. Anche se perdemmo, quella serata non la dimentico. Lo stadio è sempre incredibile. Vivo la città con serenità. All’Eur, dove vivo, mi trovo bene. Porto il cane fuori, faccio passeggiate, si sta tranquilli. Questo è molto importante. Il centro, ovviamente, è più caotico.
C’è qualche posto che non hai ancora visitato?
Mi manca visitare la basilica di San Pietro.
E fuori da questa città?
Vorrei vedere Firenze, la Toscana in generale. Non sono mai stato a Napoli e vorrei visitare il lago di Como.
Eri già stato a Roma?
Sì, nell’estate del 2015 con mia moglie, ma solo per tre o quattro giorni. In poco tempo vedi poco, non riesci a visitare tanti posti, soprattutto se fa caldo. Ma nell’ultimo anno e mezzo ho scoperto questa città ed è bellissima. Ha tutto, anche il mare. Sono stato anche a Milano e Venezia, ma senza dubbio Roma è la città più bella d’Italia. Questa squadra è una grande famiglia: l’atmosfera nel club è sempre positiva. Sento la vicinanza della proprietà, dei dirigenti. Sono molto felice qui, e lo sono anche mia moglie e i miei figli. Non so cosa riserverà il futuro, ma del club avrò sempre un ricordo molto bello.
Foto: AS Roma