Clara Lafuente

Intervista a cura di Francesco Maria Menghi.

Architetta italo-spagnola, si laurea in Architettura al Politecnico di Torino e, nel 1988, vince il Premio Palladio con Mariolina Monge per la Casa per anziani in Montecchio.

Quali sono i suoi modelli nell’architettura spagnola ed italiana?

Ho due importanti modelli nell’Architettura Contemporanea: in Italia Aimaro d’Isola, con cui mi sono laureata, ed in Spagna Rafael Moneo, che stimo tantissimo. E’ straordinario che in questo momento stiamo lavorando insieme ad un importante progetto per la città di Torino.

Quanto l’ha influenzata il lavoro di suo padre Julio Lafuente, architetto come lei?

L’architettura di mio padre mi ha molto influenzato e spero che questo sia visibile nel mio lavoro. Soprattutto mi ha trasmesso una grande passione per l’Architettura e per la forza delle idee.

Architettonicamente parlando, che paese tra Italia e Spagna la attrae maggiormente?

Della Spagna mi attrae molto l’Architettura Contemporanea di questi ultimi trent’anni che ha avuto un grande sviluppo e riconoscimento in tutto il mondo. In Italia invece, dove si è costruito meno, si è compiuto un ammirevole sforzo per la tutela del paesaggio e dello straordinario patrimonio storico.

Dell’incredibile patrimonio architettonico di Roma, ha qualche monumento preferito? Ed in quale edificio le piacerebbe, seppur per un solo giorno, vivere?

Della Roma antica mi fanno restare ogni volta senza fiato le Terme di Caracalla con gli imponenti volumi e i decori, che recentemente sono stati ristrutturati molto bene. Per l’architettura contemporanea raccomando di visitare la straordinaria Biblioteca Herziana, presso Palazzo Zuccari dell’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg. Mi piacerebbe trascorrere un’intera giornata nella Biblioteca Vallicelliana di Borromini esplorando libri e dettagli architettonici. L’apporto italiano allo sviluppo della storia dell’architettura è incalcolabile.

Ha avuto la storia architettonica romana qualche influenza sul suo lavoro?

Vivendo a Roma è impossibile non sentire e non raccogliere il segno di questo grande passato, ma in particolare condivido con gli Antichi Romani una passione per i marmi.

Come concilia la caotica, effervescente e rumorosa Roma con i suoi progetti?

A Roma si lavora bene, è una città tollerante ed aperta. Molti lamentano che la sua bellezza tolga vigore ed energia, ma questa bellezza ci ripaga di tante difficoltà.

Che edificio/monumento di Roma le piacerebbe maggiormente riformare?

A Roma mi piacerebbe risistemare una piazza o uno spazio pubblico condiviso che sono l’anima della vita romana. I grandi flussi di turisti, i ristoranti e bar fuori controllo potrebbero essere programmati ed indirizzati prima che annientino la vita della città. Non si può non ricordare come la città di Barcellona abbia sviluppato in modo esemplare gli spazi e gli arredi pubblici.

In che progetto sta lavorando attualmente?

Sto lavorando ad edifici residenziali lontani dalla grande città. Trovo molto interessante il confronto con nuovi contesti e paesaggi, scoprire materiali e tecniche legate ai luoghi. Interpretare, scoprire e rielaborare il contesto dei luoghi è sempre il momento più interessante del progettare.

Cosa le manca maggiormente della Spagna?

Mi mancano gli spagnoli che lavorano tantissimo ed allo stesso tempo sono dei veri “bons vivants” con i loro orari speciali, credo che non dormano mai.