Andrea Iezzi

Laureato con lode in Lettere con indirizzo classico, ha approfondito lo studio della storia dell’arte, occupandosi in particolar modo degli anni tra il XIX e il XX secolo. Conoscitore del mercato dell’arte e collezionista. Fondatore e presidente (2007-2017) del Comitato Abruzzese del Paesaggio, é stato direttore della galleria d’arte L’Opera a Roma (2013-2015) e collaboratore del Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado (Roma) dal 2015. Per conto dell’Ufficio culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia, ha curato l’allestimento e la presentazione della mostra Fotciencia 13 dal 1º Marzo all’8 Aprile 2018, presso il Museo di Roma in Trastevere; è stato curatore di La Cultura è Capitale (2018-2019), contenitore di eventi realizzato dallo stesso Ente per la celebrazione di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.

Le origini della pubblicazione e la base risalgono al 2019, anno in cui Matera è stata Capitale Europea della Cultura. Questo Ufficio culturale e scientifico sviluppò quell’anno un ambizioso progetto culturale: La Cultura è capitale, di cui lei fu il curatore. Potrebbe raccontarci le basi di questo progetto e il suo ruolo in un veloce flashback al passato, prima della pandemia? 

Nel 2018 Ion de la Riva, allora Consigliere Culturale per l’Ambasciata spagnola in Italia, mi propose la gestione di un fitto programma di talk, spettacoli, e la curatela di alcuni eventi artistici che dovevano tenersi a Napoli, Matera e Messina: La Cultura è Capitale. L’idea del programma era la forte affermazione del valore della solidarietà e dello scambio interculturale e internazionale contro le spinte iper-identitarie che si rafforzano nei Paesi europei. Ne conseguiva la visione di una Spagna diversa, che ritorna nel Sud Italia per rinsaldare antichi vincoli culturali. Per ciò che riguarda Napoli e Messina c’erano già rapporti con due Fondazioni che hanno radici nel territorio: mi riferisco per Napoli alla Fondazione Quartieri Spagnoli (FOQUS); per Messina alla Fondazione Horcynus Orca. Per ciò che riguarda Matera, la vicenda fu più complessa perché mi trovai ad elaborare una strategia senza l’appoggio della Fondazione Matera Basilicata (che coordinava tutti gli eventi di Matera 2019). Fu infine determinante l’incontro con il Circolo culturale La Scaletta, nella persona dell’ing. Francesco Vizziello, all’epoca suo presidente, che rese possibile l’uso di vasti ambienti (da pochissimo restaurati) definiti “Ipogei Motta”: le grandi, storiche cantine del palazzo nobiliare che divennero il contenitore perfetto per l’esposizione, evento centrale del programma. 

A Matera dove gli artisti spagnoli hanno avuto una rilevanza particolare (non dimentichiamo che José Ortega ha una casa museo). Nella mostra “Spagna a Matera” era presente una selezione di artisti spagnoli contemporanei. Secondo lei, quali sono i punti di unione e qual è la differenza tra la vecchia e la nuova generazione?

Tracciare un profilo dell’arte spagnola di questi ultimi decenni porterebbe lontano. Certamente dalle scelte concordate con l’Ufficio culturale spagnolo per Matera è venuto fuori il caleidoscopio di un’arte vitale, con linee di ricerca diverse: dall’irriverenza pop di Esteban Villalta, artista scelto per illustrare la copertina del programma cartaceo degli eventi 2019 (ripubblicato in fondo al volume), al surrealismo di Ignacio Goitia e di José Molina, dalla ricerca figurativa di Goikoetxea e di Orquín, che si rifà alle fonti diverse della tradizione figurativa europea, alla fotografia reportage di Blai Bracquart, al racconto etnografico di Arellano, fino alla riflessione sul paesaggio antropico (che diventa pittura) di Begoña Zubero. Una digressione nelle arti performative, con Rito della Compañia Otradanza, e con la performance Sus labores, inserita nell’installazione Arte Doméstico, del duo Las Mitocondrias: simboli e gesti di uno sguardo femminile. Infine, la presenza di alcune opere di José Pérez Ocaña ha permesso di avvicinare una scultura in cartapesta, estrapolata da una grande composizione sacra, alle figure del tradizionale “Carro della Bruna”, anch’esso in cartapesta, creato e distrutto ogni anno il 2 luglio nella città lucana. L’artista andaluso, esposto per la prima volta in Italia, ha reso possibile il confronto con un passato recente. Ocaña visse un’epoca di cambiamenti forti, fuori da modelli precostituiti, giocando spesso sull’accostamento dell’omosessuale alla figura (folklorica) della donna andalusa, con una dose elevata di dramma. Questo dramma, in forme diverse vissuto anche da José Ortega, è diventato gioco intellettuale in diverse opere degli artisti viventi che abbiamo esposto. L’intento della mostra era far incontrare nuove proposte artistiche spagnole al pubblico, più che illustrare l’esperienza di un gruppo coeso, o definire una tesi. Trovandomi poi a scrivere per il libro un resoconto sugli artisti spagnoli che nel XX secolo hanno “scoperto” e vissuto a Matera, mi sono imbattuto in diverse storie: mai avrei pensato a quanti sottili legami potessero esistere tra la città lucana e la cultura iberica.

In questo programma, il Sud Italia è stato protagonista in diverse città, (Napoli, Matera e Messina) relativamente poco attive nell’arte contemporanea. Come ha trovato questo approccio?

Un approccio estremamente utile ma che potrebbe portare risultati migliori se i rapporti instaurati verranno portati avanti. A Napoli, la Spagna è presente con i suoi uffici diplomatici e con un’offerta culturale comunque varia. Le città di Messina e di Matera sono ambiti più marginali ma offrirebbero certamente spunti e occasioni. Sarebbe opportuno, anche in sinergia con la Real Academia de España en Roma, di sviluppare progetti artistici che possano interessare queste aree, a partire dai rapporti già creati nel 2019. 

La collaborazione tra istituzioni spagnole e italiane è stata fondamentale, soprattutto con la “Fondazione Con il Sud”. Quali ruoli hanno svolto dal suo punto di vista?

Fondazione Con il Sud è stato un partner ideale, perché ha creduto sin dall’inizio nel progetto La Cultura è Capitale, sostenendo l’Ambasciata in tutti gli aspetti della sua realizzazione, anche con un convinto sostegno economico alle iniziative poste in cantiere. Non trascurabile l’apporto di FOQUS e di Fondazione Horcynus Orca. La prima per le iniziative che sono state svolte nel suo territorio naturale, i Quartieri Spagnoli di Napoli; la fondazione siciliana per la cura di tutte le attività proposte, che hanno compreso la performance teatrale di Pablo Fidalgo e la mostra Miradas Cruzadas per la quale è stato dato un contributo importante: le opere fotografiche di Aitor Lara e di Piero Pompili (“sguardi incrociati” di uno spagnolo sull’Italia e di un italiano sulla Spagna), prodotte dalla Fondazione, sono divenute parte della collezione del Museo MACHO a Torre Faro. Questi cicli di immagini sono stati posti in dialogo con le sculture in ceramica dell’artista spagnolo José Luis Seara e con le installazioni, sempre in ceramica, degli italiani Riccardo Monachesi e Sabino de Nichilo.

La pubblicazione è stata presentata il 10 novembre presso la Sala Dalí di Piazza Navona con grande successo di pubblico. Per coloro che non erano presenti, qual è l’aspetto più rilevante di questa pubblicazione? Cosa c’è di nuovo?

Il volume presenta le linee essenziali attraverso cui il programma del 2019 si è mosso: il quadro geopolitico europeo, con l’idea stessa di Europa solidale in crisi, per poi definire un focus sugli eventi artistici svolti. Mi pare giusto aver aggiunto un quadro di riferimento storico per illustrare alcuni momenti di vicinanza tra la Spagna e le tre città del Sud Italia; e inoltre, approfondimenti sui rapporti tra Matera e la Spagna dopo il 2019: la celebrazione di Ortega a Matera nel 2021; e l’omaggio a Pasolini nel suo centenario. Credo di essere riuscito a realizzare un buon quadro complessivo di La Cultura è Capitale.

Infine, vorremmo sapere se c’è un follow-up di questo “Spagna a Matera” o lo lasciamo qui?  Quali sono i suoi prossimi progetti, qualcuno legato alla Spagna? 

Mi piacerebbe continuare ad occuparmi dei fenomeni artistici in Spagna, alla ricerca di aspetti meno noti. Grazie allo studioso Pere Pedrals, esperto del periodo storico definito “transición española”, di cui nel volume ho pubblicato un’intervista/approfondimento su Ocaña, ho scoperto un fondo fotografico che documenta la vita artistica a Barcellona: soprattutto il teatro di ricerca e il carnevale tra gli anni ’70 e ’80. In collaborazione con Pedrals, mi piacerebbe poter studiare e proporre al pubblico italiano questo materiale, utile anche a ridefinire la vitalità di alcuni scambi tra Spagna e Italia.