Álvaro Soto

Intervista a cura di Francesco Maria Menghi

Architetto spagnolo vincitore di numerosi premi e concorsi nazionali ed internazionali, Álvaro Soto (Madrid, 1958) organizza a Roma interessanti visite alla scoperta di luoghi tanto insoliti quanto affascinanti.

Quando nasce l’idea delle Passeggiate architettoniche a Roma?

L’idea nasce dall’interesse che da molto tempo abbiamo io e Selina Blasco per questo tipo di attività urbane. Pensiamo che Roma sia una città sotto l’influenza di molte tensioni politiche, religiose o turistiche e, di conseguenza, sia interessante proporre qualche attività che permetta di distrarsi e tornare a guardare la città con un altro spirito ed in un ottica più spassionata e meno tesa.

Qual’è il loro significato?

Proponiamo passeggiate con uno spirito diverso, più attento e attivo verso dettagli che in altre circostanze passerebbero inosservati. Passeggiare in questo modo per la città diventa un atto cosciente di distacco dalla routine e può essere paragonato con le passeggiate urbane del diciannovesimo secolo, dove si accostava l’atto di passeggiare con quello di parlare e discutere, con figure del calibro di Charles Baudelaire, Walter Benjamin, i surrealisti etc. In Italia il gruppo Stalker lavora per questo tipo di azioni dalla sua creazione negli anni ’90 dello scorso secolo.

Perchè le Passeggiate alla scoperta della zona Tiburtina?

La prima passeggiata, o camminata, riprende un’iniziativa che Francesco Careri, professore della Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre e fondatore del gruppo Stalker, realizza da molti anni in diverse zone di Roma. In queste passeggiate si deve camminare senza mai indietreggiare e sempre in luoghi in cui la città inizia a perdere i suoi contenuti urbani tradizionali tipo la strada asfaltata, la presenza di negozi, il passaggio di mezzi di trasporto pubblici etc. Si entra così in un territorio che non ha quelle caratteristiche che a tutti affascinano di una città come Roma ma che porta a riflettere su una realtà tanto diversa quanto urbana. Nella periferia romana vi sono situazioni che, seppur caratterizzate da alti livelli di civilizzazione, non sono tipiche di una città urbanizzata. E’ indubbiamente un luogo più insicuro, nel quale si devono avere nuovi modelli di comportamento o reagire diversamente rispetto a come lo si farebbe in un ambito urbano dal momento che le regole di condotta cittadina ed i suoi modelli qui non sono più gli stessi. Il quartiere di Pietralata, in una zona marginale tra la nuova stazione Tiburtina e la deserta fermata della metro Quintiliani, è una zona molto estesa di Roma che si adatta a queste caratteristiche dal momento che è priva di costruzioni, strade asfaltate o negozi e caratterizzata da progetti di infrastrutture iniziati e nella maggior parte dei casi abbandonati, campi nomadi, costruzioni abusive etc. Tutto acquisisce maggior interesse se pensiamo che ciò avviene in un luogo che si trova a neanche 10 km dal centro storico.

Perchè le visite guidate alle Biblioteche storiche?

È stata un’attività che ci ha proposto l’architetta italo spagnola María Clara Lafuente, Direttrice dello Studio Lafuente Architettura di Roma. Si è trattato di un’esperienza di natura urbana dentro la città storica in occasione della quale si è organizzata una passeggiata per diverse biblioteche storiche. Questi spazi, non avendo all’apparenza un aspetto monumentale, o dovendo condividere la facciata con altri edifici, sono poco conosciuti e poco utilizzati se non da ricercatori o specialisti. E’stata una passeggiata di alta letteratura ed alla scoperta di spazi molto interessanti, ipersofisticati e dove il tempo sembra non passare, ma che in realtà sono parte integrante di una città tanto multiforme quanto bella come Roma.

Quali sono le prossime Passeggiate che avete in programma?

Le prossime passeggiate le stiamo ancora preparando, ma vorremmo che ci guidassero un archeologo o un architetto che abbiano una speciale relazione con la città di Roma.

Ritiene che alcuni quartieri di Roma e Madrid si somiglino sotto il punto di vista architettonico?

Senza dubbio. Questo mi ricorda il famoso inizio di Anna Karenina con la somiglianza tra le famiglie felici (Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo). Roma e Madrid si assomigliano nelle loro periferie, con le differenze che possa loro apportare il clima alla vegetazione o ai terreni quasi incolti. Però le costruzioni che si trovano all’entrata o all’uscita dalle grandi città, dove le regole sembrano lasciate al caso e edifici senza logica crescono irrefrenabili, è simile in tutte le grandi città d’Europa. In America Latina succede qualcosa di diverso: l’enorme crescita delle città senza alcun tipo di piano regolatore porta che queste si assomiglino fortemente. Tutti vorrebbero vivere nel centro città e vorrebbero godere dei privilegi che esse offrono. Perciò si deve stare molto attenti alle tensioni che si producono quando l’entusiasmo viene interrotto da una realtà meno piacevole.

Lo stile architettonico dei quartieri più moderni di Roma, sorti nel corso degli ultimi cinquant’anni, la convince?

Vi sono grandi opere urbane realizzate negli anni cinquanta come quelle che vennero realizzate dall’Instituto INA-Casa in Italia che fanno parte di una periferia coerente e attrattiva. Le città devono crescere e vanno migliorate le relazioni tra centro e periferia. Roma è di fatto una città costruita a partire dai resti dell’Impero che rimasero interrati, specialmente nell’epoca Barocca, sotto nuove costruzioni. Tutte le città con un certo dinamismo devono prepararsi a crescere e prevedere il rischio di avere differenze tra quartieri e, in particolar modo, tra centro e periferia.