Intervista a cura di Francesco Maria Menghi.
Alicia Giménez Bartlett è la più importante autrice spagnola di romanzi gialli, ed è tra le più lette in Italia. Il suo personaggio “Petra Delicado” ha ispirato la serie televisiva italiana Petra, la cui prima stagione ha registrato il miglior debutto di sempre per un nuovo titolo Sky Original, superando persino l’esordio di Gomorra e The Young Pope.
Nel 1975, dopo essersi laureata presso l’Università di Valencia, si è trasferita a Barcellona. Come ha visto evolversi la città negli ultimi cinquant’anni, sia dal punto di vista culturale che sociale?
Da dieci anni vivo in campagna, nel comune di Vinaròs, ma conservo ancora il mio appartamento a Barcellona dove mi reco spesso. Come tutte le città, Barcellona ha attraversato fasi molto diverse dal 1975 a oggi, tanto che, quando arrivai, Félix de Azúa la definiva “Il Titanic”, poiché aveva perso forza e vitalità. Quella fase è ormai superata e sono emerse molte Barcellona differenti: quella gloriosa delle Olimpiadi, quella del design innovativo e quella turbolenta del “procés”. Tuttavia, la capitale catalana conserva sempre alcuni punti fermi: è allegra, solidale, snob, moderna, ribelle e vicina all’Europa, in ogni senso.
Nei suoi libri ricorre spesso il tema della libertà, strettamente legato a questioni come il femminismo, i pregiudizi sociali e le discriminazioni legate a sessualità e genere. Come vede la posizione della donna nella società italiana rispetto a quella spagnola?
Riguardo al tema delle donne, devo affermare (e l’ho detto anche in Italia) che il cambiamento positivo in Spagna sta avvenendo più rapidamente e in modo più completo rispetto all’Italia. In Italia persiste ancora molto il ruolo tradizionale della donna in famiglia, e aspetti come maternità, pregiudizi sessuali e importanza dei figli su ogni altra cosa continuano a pesare notevolmente. Può darsi che la vicinanza del Vaticano abbia ancora un peso? O forse è l’enorme figura della Mamma?
In Exit e Segreta Penélope, è invece il tema del suicidio a essere interpretato come la massima espressione di libertà. Cosa l’ha motivata a esplorare un argomento così delicato e complesso?
Il suicidio è un tema ampiamente presente nella letteratura, ma nei miei libri viene trattato in modo più filosofico che testimoniale. Nella vita reale, temo che non abbia nulla di glamour.
Nel 2009 Il silenzio dei chiostri è stato per otto settimane consecutive il libro più venduto in Italia. Quali pensa siano le ragioni che hanno reso le sue opere tanto apprezzate dal pubblico italiano?
Come recita un proverbio spagnolo, “È meglio essere divertenti che far ridere”, anche se, ammesso che Petra sia divertente, tenderei a privilegiare l’importanza dell’umorismo nei miei libri.
Gli onori di casa, nono romanzo della serie dedicata all’ispettrice Petra Delicado, è ambientato a Roma. Cosa l’ha portata a scegliere la Città Eterna come sfondo per questa storia?
Quel romanzo era un omaggio ai miei lettori italiani e scelsi Roma in rappresentanza di tutte le città italiane. Ricevetti molte critiche perché alcuni lettori ritennero che fossi caduta nei luoghi comuni, e forse era vero, ma un giornale mi difese sostenendo che “L’autrice non racconta come siamo, ma come ci vedono gli spagnoli”. C’è un aneddoto divertente: nella storia un personaggio beve una birra Moretti la cui etichetta mostra un signore che sembra un mafioso. La mia traduttrice mi chiamò per dirmi che non se la sentiva di lasciarlo perché molti italiani hanno un nonno con quell’aspetto. Ma le chiesi comunque di lasciarlo così com’era.
In un’intervista ha recentemente affermato “Specialmente in Italia Petra ha molti seguaci, lì siamo praticamente il Papa ed io, e non necessariamente in quest’ordine”. Cosa rende così unica la prima poliziotta letteraria d’Europa?
Petra non è un angelo, anzi ha molti difetti: è contraddittoria, a volte troppo dura, maleducata, politicamente scorretta, infedele e con la tendenza ad alzare il gomito. Credo che sia proprio questo ciò che la rende speciale come eroina. Sellerio, l’editore italiano, ha iniziato a pubblicare la serie dal secondo libro. Nel primo, il vero e proprio incontro con il personaggio, temevano che Petra potesse risultare antipatica ai lettori. Non bisogna dimenticare la personalità di Petra, che aspira a essere libera e rifiuta di ammettere la colpa, una maledizione che da sempre incombe su di noi.
Da ottobre andrà in onda la terza stagione della serie televisiva italiana Petra. Come ha vissuto il “trasloco” del suo personaggio dalla Catalogna alla Liguria?
Nel 1999 fu realizzato un adattamento di Petra per la televisione spagnola, ma le riprese vennero spostate da Barcellona a Madrid per motivi di lavoro di Ana Belén che interpretava la protagonista. Ora, in Italia, la serie è stata girata a Genova per motivi di produzione. Non è una novità per me, ma la Medaglia al Merito di Barcellona non me la daranno mai!
Paola Cortellesi, che nella serie ricopre il ruolo della protagonista, ha dichiarato: “Petra è un tipo di donna che avrei voluto essere almeno una volta nella vita”. Come valuta la sua interpretazione del personaggio?
Paola Cortellesi è fantastica: intelligente, bella senza essere una Barbie e semplice. Forse la regista della serie l’ha resa troppo seria per il suo ruolo, ma accadde lo stesso con Ana Belén in Spagna. In ogni caso, negli adattamenti, l’opinione dell’autore del romanzo non è mai del tutto affidabile.
In Italia spesso la chiamano la “Camilleri spagnola”. Quale autore italiano ritiene abbia influenzato maggiormente la sua scrittura?
Mi piace molto la nuova corrente del giallo italiano che Camilleri ha avviato. Ci sono diversi autori che leggo e seguo ma, dato che conosco personalmente la maggior parte di loro, preferisco non fare nomi. Inoltre, non escludo che Petra Delicado possa fare nuovi viaggi o incursioni in Italia…
Nel corso della sua carriera ha ottenuto due tra i massimi riconoscimenti della letteratura spagnola, il Premio Planeta e il Premio Nadal. Come hanno inciso sul suo percorso di scrittrice e sul successo internazionale delle sue opere?
Entrambi i premi mi hanno portato nuovi lettori in Spagna e, nel caso del Premio Planeta, anche un riconoscimento economico significativo. Tuttavia, ogni premio, anche il più piccolo assegnato dal Comune più remoto, offre sempre quella spinta in più per continuare. Vorrei approfittarne per esprimere la mia gratitudine per il Premio Hemingway, che mi è stato recentemente conferito in Italia. Leggere le motivazioni della giuria mi ha resa profondamente felice.