L’AVANGUARDIA STAMPATA | Gli artisti della Generazione del ’25 e il mondo editoriale

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Lazio
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Inaugurazione della mostra: 4 dicembre alle 18.30h

L’Accademia di Spagna a Roma presenta la mostra “La Vanguardia impresa”, curata da José Ignacio Abeijón Giráldez, con opere della Collezione López-Triquell.

A metà degli anni ’20, in Spagna, la Modernità smise di essere una sottile eco di realtà provenienti da altri paesi, per prendere corpo attraverso un nutrito gruppo di creatori e un pubblico che rispose a tali iniziative. Cominciò a consolidarsi una scena molto speciale e unica, ma di breve durata a causa degli eventi bellici ben noti a tutti e verificatisi in Spagna tra il 18 luglio 1936 e il 1° aprile 1939, e del regime dittatoriale che ne seguì. Tuttavia, quel breve periodo di tempo lasciò un’eredità culturale di grande rilevanza a livello mondiale.

Negli anni che precedettero la Seconda Repubblica, sorsero i primi movimenti d’avanguardia propriamente spagnoli. Verso il 1915, numerosi artisti europei in fuga dalla Prima guerra mondiale approdarono in Spagna, portando con sé un’estetica innovativa che rivoluzionò il panorama artistico. Allo stesso modo, nel 1918, l’arrivo di scrittori latinoamericani, tra cui Vicente Huidobro e Jorge Luis Borges, incoraggiò alcuni giovani poeti attorno allo scrittore Rafael Cansinos Asséns a creare l’Ultraismo, il primo movimento d’avanguardia autenticamente spagnolo. Attorno a questo circolo letterario, anche artisti stranieri, come i polacchi Wladyslaw Jahl, Josef e Marjan Paszkiewicz, e in particolare i latinoamericani Norah Borges e Rafael Barradas, iniziarono a illustrare riviste e libri del movimento, contagiando i colleghi spagnoli come Francisco Bores, Sáenz de Tejada, Pancho Cossío, Francisco Santa Cruz o Benjamín Palencia, che si unirono al movimento. La miccia era ormai accesa e permise l’integrazione in questi movimenti di modernità di nuovi creatori, molti dei quali vivevano o frequentavano la Residencia de Estudiantes di Madrid, come José Moreno Villa, Alberto Sánchez, Benjamín Palencia, Gabriel García Maroto o Salvador Dalí. Altri, che si trovavano a Parigi, come Manuel Ángeles Ortiz, Francisco Cossío, Ismael Gómez de la Serna, Hernando Viñes o Joaquín Peinado, mantenevano un contatto continuo e desideravano collaborare con gli scrittori e gli artisti rimasti in Spagna. Gran parte di loro facevano parte della SAI (Sociedad de Artistas Ibéricos) che espose al Palacio del Retiro di Madrid nel 1925, in quella che è considerata la mostra cardine che aprì le porte all’arte nuova in Spagna.

Questi impulsi si manifestarono anche in altri campi, come quello musicale, architettonico, cinematografico o scientifico, sostenuti anche dalla comparsa di nuovi sistemi educativi e dalle nuove correnti di pensiero che stavano prendendo piede nel panorama nazionale. Tutte queste iniziative avanzarono di pari passo, interconnesse nella ricerca della modernizzazione del Paese. Si stabilirono rapidamente vie di comunicazione tra i diversi movimenti, che in molti casi portarono alla creazione di opere in cui l’interdisciplinarità non era solo una caratteristica, ma anche una fonte di ispirazione e di progresso nelle nuove proposte. Nacque così una relazione permeabile, in virtù della quale gli interessi artistici illuminavano i poeti nei loro versi, e questi generavano una nuova lirica a cui gli artisti davano forma plastica. Questa interrelazione tra letteratura e arti plastiche prende corpo in modo particolare nelle pubblicazioni che presentiamo in questa mostra.

I poeti spagnoli, seguendo ciò che si faceva nel resto d’Europa, contattarono artisti plastici affini alle loro idee innovative per illustrare le loro pubblicazioni: Rafael Barradas – che aveva sviluppato uno stile molto personale insieme al compatriota Joaquín Torres-García a Barcellona – o Norah Borges – che aveva fatto altrettanto in Svizzera sotto l’influenza delle avanguardie centroeuropee. A loro si unirono diversi artisti locali che apparvero su riviste del movimento (Grecia, Reflector, Tableros, Tobogán, Ultra, ecc.), su libri (Hélices, Hampa, Imagen) e su pubblicazioni a tiratura limitata, di cui la collezione López-Triquell – della quale qui presentiamo una parte – conserva un’importante selezione.

Nel 1925, quando l’ultraismo era ormai tramontato, Emilio Prados scrisse al pittore Manuel Ángeles Ortiz affinché illustrasse il primo numero di una nuova rivista che sarebbe stata stampata a Malaga nel novembre 1926. La rivista si chiamava Litoral e divenne la pubblicazione più importante, emblematica e che meglio riassunse lo spirito che si respira in questa mostra. Nei suoi nove numeri pubblicati in sette fascicoli, sono inseriti poesie e disegni dei più innovativi artisti spagnoli residenti a Parigi, nonché di altri poeti che si cimentarono nell’illustrazione dei propri testi, come Federico García Lorca o José Moreno Villa. Tutto ciò, combinato con uno stile tipografico innovativo, creò un modello che contagiò molte delle pubblicazioni dell’epoca, in cui poesia, arte e tipografia convivevano in una moderna armonia.

Le illustrazioni di Federico García Lorca e José Moreno Villa furono il risultato della volontà imperante in questa generazione di sradicare l’accademismo. Gli autori si sentirono liberi da ogni vincolo tecnico, poiché ora l’unica cosa che contava nella creazione era il genio dell’artista e non le abilità acquisite nelle scuole. Ciò produsse quell’interdisciplinarità così caratteristica del periodo, in cui ci sono poeti che dipingono e pittori che scrivono. Altri autori si unirono a questa pratica di illustrare i propri libri, come Giménez Caballero in Carteles o Max Aub in Fábula Verde, precedente della vocazione che sviluppò successivamente attraverso l’avventura del suo alter ego Jusep Torres Campalans.

Molti scrittori contattarono questi artisti affinché realizzassero un ritratto da inserire all’interno dei loro libri e illustrassero le copertine con un disegno, una vignetta o, talvolta, persino l’intero progetto grafico. Queste copertine disegnate da artisti plastici contrastano con quelle dei disegnatori professionisti – tra cui spiccano, tra molti altri, Puyol o Mauricio Amster – in quanto molto più pittoriche e meno effettistiche. D’altra parte, non possiedono il lavoro tipografico, né hanno il gioco geometrico, il colore o il movimento che i disegnatori hanno impresso nelle loro. Tuttavia, quelle realizzate dagli artisti riflettono la genialità e quell’aura speciale che deriva dal rapporto consolidato tra artista e scrittore. Tra i libri esposti spiccano le copertine realizzate da Maruja Mallo per Hollywood del peruviano Xavier Abril, Hércules jugando a los dados di Giménez Caballero, Cadera del insomnio di Tomás Seral e Trasparencias fugadas del canario Pedro García Cabrera. Maruja Mallo ebbe stretti contatti con loro, in particolare con Giménez Caballero, che la sostenne con entusiasmo dalle pagine della Gaceta Literaria, e con Tomás Seral, che aveva in programma di portare la mostra dell’artista all’ADLAN, il cui catalogo è incluso in questa mostra. Questo progetto naufragò per l’inizio della guerra civile, che pose fine a questo periodo creativo e causò una rottura tra ex colleghi e amici, facendo scomparire collaborazioni come El cazador en el alba, scritto da Francisco Ayala – uno degli autori più impegnati nella causa repubblicana durante il conflitto – e illustrato da Alfonso Ponce de León – pittore affine alla Falange che fu assassinato a Madrid nel settembre 1936 dai membri della checa del Ministerio de Fomento.

Tra le novità introdotte da questa generazione, spicca l’irruzione delle donne nel campo della creatività e dello studio. Fino ad allora, ad eccezione di casi isolati come Emilia Pardo Bazán, Carmen de Burgos o María Blanchard, le donne avevano svolto un ruolo generalmente limitato a quello di musa, amante, modella o moglie. Tuttavia, le nuove artiste incontrarono numerosi ostacoli, spesso posti dagli stessi colleghi. Molte di loro, grazie allo spirito combattivo proprio dell’avanguardia e alle loro forti personalità, riuscirono a far fronte a queste situazioni, apportando un approccio innovativo che rompeva con la tradizione accademica in modo più radicale rispetto ai colleghi maschi. Nel campo della letteratura, vanno ricordate Concha Méndez, Carmen Conde, Ernestina de Champourcín, Rosa Chacel, Josefina de la Torre, Elena Fortún, María Zambrano e moltissime altre. Il panorama delle arti plastiche non è da meno, con pittrici e illustratrici come Remedios Varo, Ángeles Santos, Dely Tejero, Manolita Ballester, Victorina Durán o Rosario de Velasco, ecc. Abbiamo già parlato nel paragrafo precedente di Maruja Mallo. E anche dell’argentina Norah Borges, che dovette sopportare il pesante fardello di essere sorella e moglie di importanti scrittori: Jorge Luis Borges e Guillermo de Torres. Lo stile di Borges, erede dell’incisione espressionista tedesca che aveva studiato in Svizzera, fu fondamentale per lo sviluppo di un’estetica ultraista in Spagna, poiché esercitò una grande influenza sugli artisti spagnoli del movimento. Superata questa fase, seppe creare uno stile molto personale, che spinse autori del calibro di Alfonso Reyes o Concha Méndez a includere i suoi disegni nei rispettivi libri Fuga de Navidad e Canciones de mar y tierra.

Non possiamo concludere questo testo senza ricordare la mostra La Pintura del 27, tenutasi nella galleria Guillermo de Osma di Madrid nel 2005 e curata dallo stesso Guillermo de Osma e da Juan Pérez de Ayala. In tale mostra è stato presentato un panorama della pittura degli artisti appartenenti a questo periodo, aggiungendo una sezione delle pubblicazioni del circolo della Generazione del ’27, illustrate dagli artisti presenti nella mostra. La selezione, curata da Juan Pérez de Ayala, comprendeva esemplari provenienti dalla sua biblioteca, da quella di Guillermo de Osma e da altre biblioteche private e istituzionali (Biblioteca Nacional, Residencia de Estudiantes, ecc.).

Diversamente dalla suddetta mostra, la presente esposizione è costituita esclusivamente dai fondi della collezione López-Triquell, che da anni raccoglie prime edizioni di libri, riviste e pubblicazioni di poesia e arte d’avanguardia della Spagna e dell’America Latina. La collezione si è prefissata l’obiettivo di realizzare mostre e pubblicare libri che contribuiscano a migliorare la conoscenza, affinché non vada perso o non scompaia un patrimonio di fondamentale interesse storico e culturale. In questo caso, l’impulso collezionistico non si limita all’accumulo, ma, guidato da un rigoroso criterio di ricerca e divulgazione pubblica, integra e sostiene il lavoro svolto dalle istituzioni pubbliche.

L'evento è terminato.

Data

Dic 05 2025 - Feb 05 2026
Passato!

Ora

Tutto il giorno

Luogo

Academia de España en Roma
Piazza di San Pietro in Montorio, 3 00153 Roma
Sito web
https://www.accademiaspagna.org
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