Claroscuro: Luci e ombre del Siglo de Oro. Omaggio a Miguel de Cervantes
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Il programma del concerto presentato da Capella de Ministrers si configura intorno al passaggio dal Rinascimento al Barocco nella musica spagnola dal 1500 al 1650 con una miscela di autori e canzonieri attorno alla figura di Miguel de Cervantes e il suo ironico chiaroscuro.
Come reazione all’arte rinascimentale, formale, normativa e nuda, nasce lo stile barocco con forti contrasti, grande libertà creativa, esagerazioni passionali e teatralità. Uno degli aspetti pittorici più evidenti e meritevoli dello stile barocco è il chiaroscuro. Consiste nel far brillare la luce sugli oggetti e sui personaggi, creando effetti potenziati di luci e ombre che determinano una prospettiva e un’atmosfera tenebrista. Nel primo barocco la pittura era caratterizzata dai contrasti prodotti dalle luci e dalle ombre e così anche la musica ha raggiunto indipendenza ed espressione nella sua ricerca di nuove trame, nuove forme e canali di espressione, riprendendo la monodia e abbracciando la tonalità a scapito della modalità. Il programma del concerto presentato da Capella de Ministrers si configura intorno a questa premessa: il passaggio dal Rinascimento al Barocco nella musica spagnola dal 1500 al 1650 con una miscela di autori e canzonieri attorno alla figura di Miguel de Cervantes e il suo ironico chiaroscuro. Nella sua opera (e non solo in Don Chisciotte) troviamo una fonte inesauribile di riferimenti alle usanze musicali, alla danza e alla musica spagnola del XVI secolo e dei primi anni del XVII. I suoi scritti costituiscono un compendio di elementi musicali che intensifica azioni teatrali, collega scene drammatiche o illustra personaggi, molti dei quali musicisti, come lo stesso Don Chisciotte: “Voglio che tu sappia, o Sancio, che tutti gli erranti cavalieri della passata età erano gran poeti e cantori; mentre queste due abilità (o grazie, per parlare più acconciamente), sono annesse agl’innamorati erranti “. Romanzi, canzoni e danze sono citate in molte opere di Cervantes. I romanzi di Moraina o Baldovinos o le canzoni e danze d’ingresso, balli, pavane, gagliarde, canari, folías o españoletas sono citati nel Don Chisciotte, ne La Gran Sultana, ne El Rufián Viudo o ne La Ilustre Fregona. Alcune di esse denotano esplicitamente la conoscenza musicale che aveva l’autore di una musica antecedente al suo tempo ma ancora viva alle orecchie della sua generazione, come quelle opere raccolte da Valderrábano nella sua Silva de Sirenas (1547) o il romanzo di Gayferos, che troviamo musicato nel Cancionero de Palacio, collezione musicale di vari autori raccolta alla fine del XV secolo alla corte dei Re Cattolici. Viole e chitarre fanno parte dell’insieme di strumenti abituali nei personaggi cervantini. Ma non solo questi. Varietà di strumenti musicali insieme alla voce appaiono citati nei testi di Miguel de Cervantes e ci consentono di addentrarci in un mare di ascolti, come diceva Llorenç Barber: “Leggendo Don Chisciotte (alcuni libri suonano «che tolgono il giudizio») ci addentriamo in una polifonia di ascolti in costante scorrimento e oscillazione fino al punto in cui la finzione gioca ad ascoltarsi essa stessa”. Polifonia che si combina con il silenzio: “Ma, naturalmente, non tutto è silenzio in un romanzo considerato da Bajtín come «polifonico» per la trama contrappuntistica che disegnano le voci dei suoi molteplici personaggi. Nel Don Chisciotte ci sono anche molti suoni e molta musica in momenti altamente significativi. Cervantes si mostra particolarmente sensibile agli stimoli uditivi” (Pepe Rey). A tutti quegli stimoli che richiamano il ricordo, la circostanza o anche la memoria. Anche al ritmo e alla percussione, come quando “La Scalanta, levandosi dal piede una pianella, cominciò a toccar sopra quella come sompra un cembalo; la Gananziosa si prese una scopa nuova di palma, la quale si trovò lì a caso e ruspandola faceva un suono, che con tutto ch’egli fosse rauco e ruvido, accordavasi con quello della pianella. Il Monipodio ruppe un piatto di maiolica e con due greppi d’esso, adattati tra le dita, e con gran destrezza e prestezza tocchi, faceva un concerto colla pianella e la scopa” (Rinconete y Cortadillo). Serva la proposta musicale che si presenta, combinazione di repertori antecedenti e contemporanei al grande autore Don Miguel de Cervantes, per farci addentrare nei suoi testi attraverso citazioni, opere o intenzioni, con la sola pretesa di provocare nello spettatore la delizia o la curiosità, i contrasti che, partendo dal rigore, esige ogni interpretazione musicale. Pertanto la supplico, ascoltatore, che questo insieme di musiche le “accolga gradevolmente sotto la sua protezione, affinché all’ombra di essa, sebbene spoglio di quel prezioso ornamento di eleganza e di erudizione di cui sorgono andar vestite le opere che si compongono presso gli uomini dotti, sia oso comparire con sicurezza al giudizio di taluni, i quali, non contenendosi nei limiti della propria ignoranza, usano di condannare tanto più rigorosamente e tanto meno giustamente le altrui fatiche. Pertanto, avendo la prudenza dell’Eccellenza Vostra riguardo al mio buon desiderio, confido che non vorrà disdegnare la pochezza di tanto umile offerta” (Don Chisciotte, dedica della Prima Parte,1605).
Biglietti disponibili in sede e in prevendita.
Per maggiori informazioni, visita il sito web Fondazione Pietà de Turchini.